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LE DUNE A GINEPRO

I due fattori principali che contribuiscono alla formazione delle dune sono l'azione eolica e la vegetazione psammofita: la prima determina l'accumulo della sabbia; la seconda con le proprie radici ne consente il consolidamento. Al termine del ciclo evolutivo di questi cumuli di sabbia ci sono le dune fossili, risultato di fenomeni già completamente conclusi nel tempo. Esse hanno un'età di centinaia di migliaia di anni e sono per questo importanti per comprendere lo sviluppo dell'ecosistema. Dalla spiaggia alla duna, diversi sono gli habitat che coesistono.

Nella parte della spiaggia meno raggiunta dal moto ondoso, dove riescono a depositarsi i residui organici, si sviluppa il cakileto, la comunità vegetale che costituisce il primo "avamposto" dell'ecosistema costiero. Le specie vegetali che lo caratterizzano ostacolano, infatti, la mobilità della sabbia grazie ad ampi apparati radicali. Questo habitat è fortemente minacciato dall'eccessiva antropizzazione delle spiagge: la creazione di varchi per l'accesso al mare, i parcheggi che insistono sulle dune, la pulizia meccanica delle spiagge ne rendono difficile l'insediamento.

Andando verso l'interno si osservano gli stadi embrionali della duna, che comincia a formarsi grazie alla presenza della vegetazione che compone l'agropyreto, le cui specie concorrono al consolidamento dei cumuli di sabbia. La Gramigna delle spiagge - la specie guida di questa comunità - con i suoi rizomi striscianti imbriglia e trattiene le sabbie sciolte, svolgendo quindi una funzione edificatrice.

In alcuni limitati tratti del retroduna, su sabbie parzialmente incoerenti e in lieve pendenza, si ritrovano piccoli prati a vegetazione annua dominati dalla Piantaggine biancastra - un'altra delle specie che concorrono al consolidamento delle sabbie litoranee - che prepara il suolo alla colonizzazione delle specie della gariga. Benché goda di buone condizioni vegetazionali, questo habitat risente, come il resto della vegetazione che caratterizza le linee di deposito marino, della minaccia dei varchi aperti per l'accesso al mare dei bagnanti e, data la sua intrinseca fragilità, risulta inopportuno l'uso di tali prati come area di sosta e di transito e dannoso qualsiasi movimento di sabbia. La duna con vegetazione a macchia di sclerofilla si alterna alla vegetazione dunale a ginepri (la macchia a ginepro è caratterizzata da due specie, il Ginepro oxicedro e il Ginepro fenicio), con prevalenza di Ilatro comune, Lentisco e Salsapariglia nostrana (conosciuta come "Stracciabraghe"), seguite, verso l'interno, dalla macchia a lentisco e mirto. Accanto al ginepro  crescono altre specie della macchia mediterranea, quali il Leccio e il Tè siciliano.

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