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LE MASSERIE STORICHE

In passato il termine masseria indicava un insieme di fondi rustici, legati a un unico proprietario, non necessariamente dotato di corpi di fabbrica. Inizialmente centro di produzione, a partire dal Seicento la masseria diventa anche un insediamento abitativo. Anche se di piccole dimensioni, essa era un nucleo autosufficiente. Solitamente la masseria è recintata da muretti a secco che individuano il perimetro della proprietà, al cui interno ricadono gli appezzamenti di terreno coltivati o destinati al pascolo. Il complesso della masseria comprende spesso una corte, pozzi, stalla, ovile e jazzo (il recinto per le pecore); depositi per le derrate, palmenti, aia lastricata per battere il grano e pile in pietra per l'abbeveramento del bestiame; il forno, l'agrumeto, la mezzana per il pascolo di equini e bovini, e infine la chiesetta.

La tipologia della masseria cambia in base alla morfologia dell'ambiente circostante e alla possibilità di utilizzo che offre il territorio agrario. Gli ampi seminativi lungo la costa, che favorivano la pastorizia, hanno determinato lo sviluppo della cosiddetta "masseria di pecore". La masseria fortificata rappresenta la tipologia più diffusa nella piana olivetata dell'area Parco: essa è caratterizzata da elementi difensivi come torrioni angolari, ponte levatoio, feritoie e caditoie, poche aperture e struttura compatta. Gran parte delle masserie sorgono in corrispondenza delle lame dove, lungo gli spalti rocciosi, furono realizzati frantoi ipogei, ovili e jazzi.

Oggi molte masserie presenti nell'area del Parco continuano a conservare il ruolo di centro di produzione e trasformazione dei prodotti svolto da secoli, e in molti casi quest'attività si integra con l'ospitalità rurale.

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